Tomake

QFWFQ

di Misa Moss (copyright 2006)


C’era il sole quella mattina. La Bio-bici-eclettica appena sfornata dal garage non aveva tanta voglia di muoversi. Il solito zzzap elettrico con il quale il cancello automatico mi aveva dato il suo buongiorno. Tutto era pronto. Il conto alla rovescia (che è quello speciale calcolo matematico che possiamo attivare solo quando siamo sicuri di esserci infilati il maglione algebrico al contrario) e via, ero partito sprezzante verso l’iperspazio fuligginoso.

Le Terre ambientali di Smog o TSE (Terre of bioSmog Enviroment) come di solito chiamano gli Ambienti globali li fuori, erano già invase da fastidiose particelle di ossigenopuro che spesso mandavano in corto il mio sistema di orientamento Bio-sessuale (B.S.O = bio sex orientation). Strani posti questi dove solo gli uomini si sforzano ancora di apparire salubri. Alcune specie di bizzarri animali invece avevano trovato qui il loro habitat naturale: le marmotte catalitiche, le bisce tramviarie e le statiche parabole saltellitari. Ma nonostante tutto, dentro questa BIO-cattività, questa artificialità diffusa, questa enorme entità di cementoplastica alla deriva, c’era qualcosa di sorprendente. Si’ di sorprendente, come il BUS84 che d’improvviso, quella mattina decise di svoltare a destra e non a sinistra per via di un giorno di NONsciopero che lo obbligava a fare il percorso completo. Incazzato per la manovra ma soprattutto perchè aveva disturbato i miei pensieri che, tra l’altro, filavano via lisci e senza intoppi e i quali mi stavano per fare perdere almeno 3000 Psicocrediti da non dover poi spendere a sera davanti alla TV, tentai di frenare. Non devi mai avvicinarti tanto ad un Organis-BUS se hai subito un impianto di biglietti o abbonamenti REAL-TRIP-CONTROL. Ti risucchia dentro all’istante. Te e tutto quello che ti sta intorno. Io quella mattina entrai nel BUS84 di malavoglia e soprattutto con appresso la biocicletta e uno degli ultimi modelli di V.E.C.L., (virtual extra community people, for the landscape: soggetti che circolano nell’ambiente, nel quale svolgono attività di vendita di oggetti a basso costo (poco tempo fà però, la Simulacro Robotic, di proprietà cinese, ha fatto sapere che presto uscirà il modello europeo per il mercato post-asiatico). Appena entrato cercai di estrarre il chip di memoria REAL-Trip con il vecchio trucco dell’algoritmo TIN.IT (un’evoluzione di quello che usavano per clonare i telefonini pre-sottocutanei), ma senza riuscirci. Ricordo che mi era stato impiantato mesi prima, quando fui beccato a leggere un libro in un Black Point dalle parti di Ambiente Centro (Black Point = zone ristrette dell’ambiente dove non puoi essere spiato dalle telecamere delle TSE). Luoghi fantastici. Vi avevo conosciuto un sacco di gente: Mnemonic, Oral-designer, filosofi 3D, psico-dancer, artgang e vi avevo visto all’opera ,questo non potro mai dimenticarlo, i primi esseri-animali meta-progettuali biogenetici i cosidetti Brancolupi Architettonici di Senso (Architectonic Wolf Pack of Sense = AWS) i quali avevano progettato la prima architettura di Oracle-Circus o come loro amavano definirlo il primo macro-virus-ambientale; oltre che attraversato un sacco di mp12. Scorrevano davanti a me sul bus, luoghi insoliti, quotidianità elastica, eco-umanita schizofrenica come permeabili complessità di strati trasmittenti. Vedevo i Black Point che ancora non erano stati scoperti e quelli che presto non lo sarebbero + stati. Ormai li intuivo prima ancora di riconoscerli. Lo sanno tutti che l’Organis-BUS ti riporta sempre a casa. Alla TV. Così dopo aver pedalato come un matto per rincorrere il controllore elettronico per farmi riconoscere e non farmi raddoppiare gli Psicocrediti, fui scaricato fortunosamente sulle superfici di White Oracle-Circus (simulacro geo-ambientale di senso; la parola architettura è ormai quasi del tutto scomparsa nel linguaggio corrente),uno dei pochi mega ambienti cyberg-geomorfi (metà macchina/architettura e metà tessuto vivente) creato dagli AWS e dimenticato in fretta dalle Amministrazioni TSE per via della sua sconcertante velocità ad orientare le sue geo-coscienze verso una potente antropica risultante Realtà/Verità. Quel giorno il mega-ambiente cyborghiano Oracle-circus lanciò attraverso i suoi tessuti di materia vivente un iper-link neuronale di due parole su tutte le reti conosciute (cosa davvero strana visto che di solito la sua superficie secerneva ormai solo i numeri dei crack per i browser placentari e i codici di accesso Inter-Xnet con i quali potevi circolare per gli ambienti virtualPOP senza essere spiato). L’iper-link permetteva di concepire come risultato finale dell’algoritmo Mc2, denominato anche algoritmo Giuda dagli hacker attivisti, l’assenza di significato nella lettura delle tracce temporali e spaziali nei codici generativi della stessa sostanza bio-tronica in circolo nelle placente-web (il più diffuso sistema di navigazione performativo). Esso in sostanza sfidava apertamente la stessa teoria tetra dimensionale, generando il caos non solo nella cultura digitale/antropologica dominante ma sopratutto nei delicati apparati amministrativi delle multinazionali responsabili della produzione delle famiglie di geni modificati, sui quali si basava allora, tutta l’architettura cyberg-ambientale post-euro-asiatica conosciuta. Se non c’e significato nei ricordi indotti dal web o dalla tv, downloaderemo sempre più spesso una nostra realtà alternativa. L’energia prodotta da tutta questa massa di senso genererà, attraverso le macchine, la struttura primaria di un nuovo cyborg-ambiente esperienziale. La possibilità del load-again (ovvero la ripetuta ri-elaborazione della stessa memoria o di memorie simili e complementari autoinnestatesi) provocherà infiniti microflashback transienti che interromperanno la percezione del flusso temporale così come lo abbiamo sempre conosciuto e descritto alle macchine. Uno stato di alienazione non è alienazione, nè redenzione, ma transito. Questa cyberg-architettura sembrava dirci che sarebbe stato possibile, rallentare il tempo all’interno delle placente web, quasi fermarlo; riformulare i microinfinitesimi scarti spazio/temporali dei nostri bios.

Le due parole decodificate quel giorno, risultarono essere qfwfq e supercalifragilistichespiralidoso, così almeno lessi il giorno dopo sul WALL-Giornal(WALL-Giornal: ultimo giornale anarchico digitalmente graffitato sui bio-muri del Terzo Ambiente- in contrapposizione a quelli elettronici super-indicizzati che scorrono lungo le superfici della TSE- ogni rubrica dovevi andartela a cercare nelle zone dedicate degli ambienti TSE – per esempio per la moda gli articoli te li dovevi andare a cercare direttamente sui tessuti cyberg-neuronali del sub-ambiente Della Spiga). Le due parole dovevano essere risultate a tutti i DOG TSE (cervelli controllori del flusso web placentare) due parole apparentemente innocue e senza significati hack-sportscript, e le avevano lasciate passare. Ecco perchè quella mattina c’era il sole nella mia placenta web. Ripenso ancora al Black Point dove cominciai a scrivere questo poche righe e a quanti Black point ancora esistono negli Ambienti, sulle TSE-continentali e quanti ne potremo ancora creare. D’improvviso mi sembrò chiaro il motivo per cui l’ambiente della TSE come ogni altro ambiente diffuso viene ancora chiamato come i grandi artigiani digitali lo chiamavano: iperspazio fuligginoso.

E’ la zona dei pensieri, delle idee risultanti, dell’immobilità anarchica della saggezza infra-atomica, ancora fortunatamente così legata agli oroscopi della fisica/matematica; semplice come residui di fuliggine dispersa. La traccia di qualcosa che non dobbiamo dimenticare: qualcuno tanto tempo fa trovò il motivo per accendere un fuoco.

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